Lezioni dalla vita

scritto da Matilde_Viarh
Scritto 20 ore fa • Pubblicato 10 ore fa • Revisionato 10 ore fa
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Testo: Lezioni dalla vita
di Matilde_Viarh

Non c’è niente di romantico nella morte, niente. Almeno per chi resta. C’ è il senso di colpa di non aver fatto abbastanza, c’è il pensiero di non aver dato all’altro abbastanza ragioni per continuare a combattere. Ma soprattutto c’è il riflesso, tutto umano, della fine propria. Vedere un altro morire significa, inevitabilmente, che anche per te la vita finirà. Che appunto la vita finisce, che esiste davvero il mai più. Da vivi non ci pensiamo, sarebbe impossibile altrimenti sapere che tutto ha una data di scadenza: le cose brutte ma anche quelle belle, i giorni sbagliati così come quelli in cui tutto funziona. La morte ci costringe a fare i conti con il limite invalicabile di tutto quello che facciamo da vivi. Ed è incredibile con che peso poi uno va avanti, con quale leggerezza una mattina uno si alza e quel pensiero è come svanito nel nulla: torni alla vita normale, a quella che puoi vedere, toccare, di cui puoi lamentarti. Io ho visto entrambi i miei genitori morire, anche se in modo diverso. Mia madre è morta da malata terminale, dieci anni di lotte continue tra un cancro che proprio non voleva saperne di lasciare il suo corpo; e infatti, alla sua morte, solo le cornee si sono salvate. Mio padre non l’ho visto morire, nel senso che è ancora vivo, ma non è più in vita: la sua malattia, la demenza, lo ha reso un’altra persona, viva ma in un altro tempo e in un altro spazio. In entrambe le circostanze, ho avuto modo – seppur con dolore – di capire meglio me stessa, di saperli perdonare e di sapermi perdonare. E soprattutto di imparare a perdonare, la vita. Non veniamo al mondo con le istruzioni per l’uso, nessuno ci prepara né al meglio né al peggio e quindi agiamo come sappiamo, a volte ferendo e a volte sbagliando. Sarebbe bello, mi sono detta, poter chiedere scusa quando uno se ne accorge del male che ha fatto, o anzi sarebbe giusto farlo: dirsi, “oh scusa eh per quella volta, è che era la prima volta che soffrivo ed essendo anche la prima volta che venivo al mondo, ho fatto sta cazzata che ti ha recato dolore/fastidio/sconforto”. Ma guarda caso, il più delle volte ci accorgiamo di ciò che abbiamo seminato quando è davvero troppo tardi, quando la comunicazione perde la sua bidirezionalità. Sarà questo il senso della vita? Farci capire le cose, noi e gli altri, nonostante tutto? Darci una lezione sorda, mostrarci nel modo più duro e crudele che siamo davvero tutti senza manuale di assemblaggio o di riparazione?

Lezioni dalla vita testo di Matilde_Viarh
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